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La Storia

Il Lungo Cammino della Repubblica Moldava

Ripercorrere la storia della Moldavia, vuol dire tornare indietro di milioni di anni e precisamente all'inizio del I secolo quando era nota come Dacia e sul suo territorio convivevano tribù differenti per lo più Daci e Geti. A seguito delle vittoriose imprese belliche  condotte da Traiano nel 106d.C. la Dacia  diventa una provincia dell'Impero Romano, la colonna Traiana ricorda e celebra con i suoi fregi il coraggio e la resistenza dimostrata dai Daci in battaglia. Da quel momento in poi i Daci  assorbirono la lingua le tradizioni e la cultura del popolo Romano dando vita ad un processo di vero e proprio assorbimento della cultura latina. Con la fine dell'egemonia dei Romani, si aprì un lungo periodo di invasioni dagli Unni ai Magiari agli Avari, ai Bulgari, gli Slavi fino ai Mongoli. Con la disfatta dei Mongoli nel 1343 la regione venne annessa al Principato di Moldavia che nel 1484 passò sotto il controllo dell'Impero Ottomano. La dominazione Ottomana durerà per più di 300 anni.  Nel 1775 l'Impero Austriaco conquistò la zona nord-occidentale, l'attuale Bucovina, e nel 1812 l'Impero Russo occupò la parte orientale, Bessarbia, infine nel 1859 la zona occidentale del principato della Moldavia e la Valacchia confluirono nel regno di Romania.

All'indomani della  prima guerra mondiale vengono riannesse alla Romania la Transilvania, Bucovina e Bessarbia, riunendo i territori abitati dalla popolazione rumena. Nel 1924 la zona ad est del Nistru si separa dal resto della regione e nasce la Repubblica Autonoma Sovietica Socialista Moldava, ovvero l'odierna Transnistria. Con il preciso intento di riottenere tutti i territori di cui la Russia Zarista non aveva più il controllo dopo la pace di Brest-Litvosk , Stalin con il patto Molotov-Ribbentrop, siglato a Mosca nel 1939, ottenne che la Besarbia tornasse sotto il controllo dei Russi. Ma al momento dell'annessione di questo territorio unì anche la Bucovina settentrionale, territorio non previsto nei patti del protocollo segreto; dalla fascia di territorio restante nacque la Repubblica Socialista Sovietica Moldava che annetteva anche la parte occidentale della Repubblica Autonoma Moldava, di cui il restante territorio passò sotto il controllo dell'Ucraina.

  Nel 1941 con lo scoppio della secnda guerra mondiale la Romania partecipa al conflitto al fianco delle potenze dell'asse, Germania nazista, Regno d'Italia e Impero Giapponese, recuperando ma solo per breve tempo il controllo della Bersarbia e della Bucovina, a partire infatti dal 1944 questi territori passeranno definitivamente sotto il controllo dell'URSS, come sancito dal trattato di pace. Con la Guerra Fredda passò sotto il controllo dell'Unione Sovietica anche l'isola dei serpenti, la sola isola in mare aperto della Romania, sulla quale venne realizzata una base militare;  vennero inoltre ripristinati i confini del 1940 della Repubblica Socialista Sovietica Moldava che non riconoscevano lo sbocco sul Mar Nero. Dal 1969 nell'attuale capitale  Chisinau acquisice un importanza crescente il Fronte Nazionale Patriottico, un movimento clandestino che promuoveva la nascita di una Repubblica Democratica Moldava che guadagnasse la sua autonomia dall'Unione Sovietica e riconoscesse la Romania. Nel 1971 vengono catturati ed arrestati i tre leader di questo movimento; nel febbraio del 1988 viene organizzata a Chisinau una manifestazione nel corso della quale viene esplicitamente fatta richista di adottare la lingua moldava come lingua ufficiale al posto del russo, richiesta esaudita il 31 agosto del 1989. Nel 1990 hanno luogo le prime elezioni per il Parlamento e la Repubblica Sovietica si  trasforma in Repubblica Socialista Sovietica Moldava prima e Repubblica Moldava dopo. Nel 1991 il 27 Agosto la Moldavia conquista l'indipendenza. I confini del nuovo Stato restano quelli stabiliti nel 1940 ; ad ovest con la Romania a nord, sud ed est con l'Ucraina.
Il difficile e doloroso cammino di questo Stato e di questo popolo dai confini sempre incerti conquistato costituito e smembrato più volte sono non solo un tratto costitutivo della sua storia passata ma anche il senso della complessità  del suo presente, pienamente riflesso nella questione delle regioni semi autonome.